Il tramonto dell’inceneritore di Ottana e il potenziamento di quello Macomer

Riceviamo e Pubblichiamo

LEGAMBIENTE MACOMER

legambiente.JPG

Chiuso il capitolo di Ottana si riapre il capitolo dell’inceneritore di Tossilo. Si riapre in modo ambiguo come è tipico di chi vuole saggiare il terreno senza compromettersi , senza coinvolgersi in modo chiaro esponendo proposte organiche e razionali. La gestione dei rifiuti è una cosa seria e non può essere affrontata a livello di chiacchere di mercatino.Le notizie pubblicate sui giornali sulla sorte dell’Inceneritore di Tossilo sembrano poggiare, ancora una volta, su progetti parziali e avendo come unico obiettivo l’incenerimento. Il circolo di Legambiente di Macomer esprime ancora una volta la sua netta opposizione a politiche vagamente ambientaliste che percorrono strade traverse pur di liberarsi in modo veloce dei cumuli di rifiuti che stanno ricoprendo tutta la Sardegna.

Chiediamo che qualunque proposta di gestione dei rifiuti , sia che provenga da chi gestisce gli inceneritori, sia che provenga dagli amministratori locali, provinciali o regionali, sia chiara, articolata, e soprattutto discussa con i cittadini che non intendono più subire decisioni prese dall’alto, come più volte dimostrato.

Ribadiamo ancora una volta le nostre posizioni per chi avesse memoria corta:

1. Concrete azioni di controllo da parte delle Amministrazioni Comunali e provinciali sull’efficienza dei sistemi di raccolta differenziata già esistenti;

2. Estensione della R.D. porta a porta a tutti i comuni, l’unica che porti a risultati concreti, che introduce una nuova cultura dei rifiuti, che responsabilizza i cittadini. Responsabili in questa fase sono i sindaci che devono fare la loro parte e assumere i ruoli che loro competono, anche rispetto alla tariffazione;

3. Diffusione di linee di compostaggio per il trattamento del rifiuto organico nei territori di tutte le province;

4. Diffusione di centri di stoccaggio e valorizzazione dei rifiuti da Raccolte differenziate;

5. Impianti di preselezione in ciascun bacino per la riduzione dello spostamento dei rifiuti;

6. Discariche controllate per le competenze di ciascun bacino;

In sintesi il ciclo completo del trattamento dei rifiuti a livello provinciale e regionale è fondamentale e sufficiente per un servizio che rispetti la legge, l’ambiente, la salute delle popolazioni e l’occupazione.

CHIARO E NETTO E’ IL RIFIUTO DI LEGAMBIENTE PER NUOVI INCENERITORI IN SARDEGNA O PER IL POTENZIAMENTO DI QUELLI ESISTENTI .

 

Il NO viene daL CIRCOLO DI LEGAMBIENTE DI MACOMER, DA LEGAMBIENTE REGIONALE E DA LEGAMBIENTE NAZIONALE.

Alle motivazioni ambientali e a quelle sanitarie più volte espresse in diverse sedi e con diversi documenti aggiungiamo un’altra motivazione.

IL CONTRIBUTO CHE DA’ LA SARDEGNA ALL’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E’ IL DOPPIO DELLA MEDIA NAZIONALE E VIENE SUPERATO SOLTANTO DALLA LOMBARDIA CHE HA FATTO UNA SCELTA PIU’ SBILANCIATA A FAVORE DELL’INCENERIMENTO PIUTTOSTO CHE DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA.

Non è quindi necessario costruire altri inceneritori. Ma è necessario perseguire con convinzione e determinazione obiettivi che consentano il superamento definitivo dell’incenerimento con l’ incremento della raccolta differenziata e la dotazione delle strutture necessarie per la sua gestione.

Macomer 9/11/07

Il Circolo di Legambiente di Macomer

Documenti:

 

rapporto-rifiuti-provincia-di-nuoro.pdf

Tube - Inceneritore a Bologna

 

 

 

 

 

10 Risposte a “Il tramonto dell’inceneritore di Ottana e il potenziamento di quello Macomer”


  1. 1 SuperFaust

    Premessa la mia personale contrarietà ad un potenziamento degli impianti di termovalorizzazione, prima di fare qualsiasi altra proposta costruttiva sul tema rifiuti, segnalo che l’art. 44 dello statuto della Provincia di Nuoro recita:
    Referendum consultivo
    1. Può essere indetto referendum consultivo su materia di competenza della Provincia non in contrasto con la legislazione statale e regionale.
    2. Il referendum consultivo può essere richiesto dal Consiglio Provinciale con il voto favorevole di almeno i 2/3 dei componenti e/o su richiesta di almeno il 10% dei cittadini elettori della Provincia. ….(omissis)
    “Deincenerizziamo” la nostra Provincia con un referendum!
    Credo che la consapevolezza di tutti i Cittadini sia oggi diversa e che i tempi siano maturi per compiere un passo definitivo verso il NO AGLI INCENERITORI, il NO A FARE DEL MARGHINE E DELLA PROVINCIA DI NUORO LA PATTUMIERA DELLA SARDEGNA, il NO ALLE INDUSTRIE INQUINANTI NEL CENTRO DELLA SARDEGNA.
    Avranno il coraggio i 2/3 dei consiglieri provinciali di varare un provvedimento che dia un no definitivo?
    L’istanza successiva il referendum!

  2. 2 svanitella

    La questione ha del paradossale la dove si pensi al fatto che parlare oggi di potenziamento dell’impianto di termovalorizzazione significa soprattutto elevare, o per usare un’eufemismo “spacciare”, quale “intervento” necessario un’attività che niente ha a che fare con il tanto decantato sistema di gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Quest’ultimo infatti non è tanto più moderno e tecnologicamente avanzato oltrechè eco-compatibile quanto più sono capienti le camere di combustione dei termovalorizzatori, ma l’esatto contrario…. e cioè gestire oggi il problema rifiuti significa eliminare il ricorso agli incenitori avendo la consapevolezza che per contro si potrà migliorare la qualità della vita. Il raggiungimento di un obiettivo così doveroso (ognuno di noi ha diritto alla tutela della propria salute) passa necessariamente per il potenziamento delle attività che stanno a monte: quali la raccolta differenziata, il riciclo e recupero delle materie, la produzione di compost…. ed i cittadini, nel cui nome si agitano fantasmi e si propalano notizie prive di fondamento hanno il diritto di essere correttamente informati in modo da sviluppare un’opinione consapevole e trarne le dovute conseguenze sul piano delle scelte.

  3. 3 super

    e ke ci volete fare sembra che i macomeresi sono tutti dormiti ma nn ce da preocuparsi dicono che non inquina. w la diossina e un’urra’per i tumori

  4. 4 semprepeggio

    Visto che viviamo sotto la cappa dei fumi dell’incenitore quanto meno ci sia riconosciuto il diritto a sapere se questi sono nocivi per la salute e chi di dovere si adoperi in tal senso!!!!

  5. 5 Qualcosa bisognera' pur farla

    Sara’ pur vero che ciò che si respira a Macomer è molto nocivo per la salute però purtoppo il paese a mio parere non è in condizioni di rifiutare l’inceneritore perchè ,parlando schiettamente, non ci sono altre prospettive lavorative…..vogliamo stare tutti per strada senza far nulla con la consolazione di respirare aria pulita??? Per favore cari macomeresi facciamo qualcosa che porti della lavoro alla nostra cittadina…..il meno inquinante possibile….. (ps non significa che son favorevole all’inceneritore ma sono preoocupato della crisi economica)

  6. 6 svanitella

    Per “Qualcosa bisognera’ pur farla”… anche chi è contrario agli incenitori ha a cuore il risvolto occupazionale. A ben vedere dire no agli inceneritori non significa mandare tutti a casa, significa molto più razionalmente reimpiegare quelle stesse persone in attività alternative e meno inquinanti, che vanno dal potenziamento della raccolta differenziata al recupero delle materie. Quindi se oggi occupiamo 10 domani quanto meno occupremo ugualmente 10 ovviamente in processi differenti e correlati alla dismissione degli inceneritori.

  7. 7 zuccherino767

    Io credo che se creare un inceneritore ad Ottana avesse avuto qualche risvolto positivo, anche soltanto occupazionale, l’opposizione al progetto non sarebbe stata così unanime. Il fatto che la protesta abbia visto un fronte talmente compatto e deciso, e che abbia coinvolto proprio tutti, dai singoli cittadini ai rappresentanti politici in Provincia, non ha lasciato spazio a trattative di nessun genere. Dal mio punto di vista, è una grossa vittoria, e un precedente da non sottovalutare.
    Dire no agli inceneritori non significa assolutamente far perdere il posto a chi già ci lavora. Se l’intenzione è quella di chiedere una dismissione graduale dell’impianto che vada di pari passo con la creazione di un impianto di trattamento dei rifiuti differenziati, il problema non si pone. Come afferma Svanitella, gli occupati si mantengono,ed anzi, probabilmente, si pongono le condizioni per creare nuova occupazione.

  8. 8 SuperFaust

    Bisongna indubbiamente guardare i due problemi, l’esigenza di tutela dell’ambiente e quella del lavoro sono conciliabili. Nel caso di chiusura degli inceneritori gli addetti devono essere rioccupati nella filiera del riciclo e trattamento. I rifiuti infatti comunque rimarranno sulla nostra isola e non verranno esportati. In questo settore è infatti difficile attuare delle politiche di internazionalizzazione, come ad esempio per il tessile! Le cifre in ballo per l’inceneritore di Ottana sono tali da creare una politica dei rifiuti di filiera che preveda l’occupazione degli attuali addetti ed addirittura di incrementarla senza fare ricorso all’incenerimento. Credo infine che i prodotti non suscettibili di riciclo vadano banditi dal mercato in modo da creare un monte rifiuti totalmente selezionabile e riciclabile. Per questo è necessaria una seria politica di sensibilizzazione dei cittadini.

  9. 9 informato67

    Gli inceneritori sono degli altiforni che trasformano la spazzatura in gas, concentrando su un dato territorio il potenziale danno ambientale prodotto da un’area ben maggiore. Come ha ben sintetizzato Stefano Montanari, direttore del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena, “se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo che trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e la trasformazione produce particelle ancora più minute e, quindi, tossiche”. Gli inceneritori producono, oltre a ceneri tossiche e scorie di lavorazione pari a circa il 25% della massa di rifiuti bruciata che devono essere conferite in discariche speciali, anche diossine, furani, metalli pesanti che solo in parte sono intercettati dai sofisticati e costosissimi filtri. Gli inceneritori producono anche le cosiddette “polveri sottili” PM10 e PM2,5, talmente piccole da non poter essere “acchiappate” da nessun filtro. Disperdendosi nell’ambiente circostante queste polveri hanno effetti devastanti sulla salute generando le cosiddette nanopatologie, causa di malformazioni fetali, tumori infantili, malattie allergiche, infiammatorie e neurologiche.
    Visti questi presupposti ovunque si progetta un nuovo inceneritore la popolazione si è mobilitata creando centinaia di comitati popolari, animati da singoli cittadini che si sono trasformati in attivisti ecologisti (6) in grado di mettere in difficoltà le ex-municipalizzate e i gruppi industriali che vorrebbero far fiorire nuovi inceneritori su tutto il già provato territorio italiano.
    Negli ultimi anni una delle parole d’ordine del movimento di opposizione alla velenosa politica governativa è stato quello lanciato dalla “Rete rifiuti zero”: basta con la truffa del Cip 6! Gli ecologisti hanno capito benissimo che togliendo i finanziamenti statali si colpirebbe a morte la scelta di costruire inceneritori. Con il sostegno di Greenpeace, l’unica organizzazione tradizionale che ha appoggiato la campagna, è stata lanciata la mobilitazione contro lo scandalo del Cip 6.Guardate il video sulle patologie legate agli inceneritori…. http://video.google.com/videoplay?docid=7395495186822276391&q=nanopatologie

  10. 10 DAniele MeetupNUORO

    Anvedi st’impunito…

    “Notizia inserita il 21/1/2008
    L’oncologo alla trasmissione ‘Che tempo che fa’
    Veronesi: ”Nessun rischio per la salute dagli inceneritori”

    Arriva un colpo basso per gli ambientalisti del no all?inceneritore?. E arriva da un luminare nel campo delle malattie oncologiche. Il professor Umberto Veronesi, ospite di “Che tempo che fa” su Rai Tre, alla domanda del conduttore Fabio Fazio “che impatto hanno sulla salute delle persone i termovalorizzatori?” risponde secco assolutamente zero.

    Nella puntata andata in onda ieri sera, il medico già ministro della Sanità dal 2000 al 2001 sotto il governo Amato chiama in causa pile e pile di volumi che dimostrano quello che dico. Tutte le ricerche e le inchieste che abbiamo svolto direttamente non registrano nessun aumento di tumori nelle popolazioni che vivono nelle vicinanze dei termovalorizzatori; mi riferisco naturalmente agli impianti dotati delle ultime tecnologie in materia.

    Umberto Veronesi sfida così il partito degli anti-inceneritori dall’alto della sua esperienza. Laureatosi in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano nel 1950, ebbe modo di affinare la sua preparazione scientifica nel campo oncologico presso l’Istituto nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, nel quale fu attivo fin da dopo la sua laurea e del quale divenne in seguito direttore per 18 anni. Ha alternato la sua attività presso l’Istituto con esperienze di lavoro e di studio in Francia e nel Regno Unito e ha fondato nel 1982 la Scuola Europea di Oncologia. È stato direttore scientifico dell’IEO - Istituto Oncologico Europeo una prima volta dal 1994 al 2000 e, successivamente, dal 2001 a oggi. La sua attività clinica e di ricerca è stata incentrata per lunghi decenni sulla prevenzione e sulla cura del cancro, ed ha contribuito al raggiungimento di importanti traguardi nella lotta a questa malattia.

    Il prof. Veronesi non è nuovo a prese di posizioni spiazzanti o quantomeno impopolari, come avvenne nel marzo 2005, ad un convegno sulla comunicazione ambientale, quando dichiarò che, quanto a rischio tumore, erano più pericolose le tossine contenute nella polenta o nelle patate piuttosto che gli ogm o le polveri sottili delle automobili. O quando, nel maggio 2007 affermò che per rispettare il Protocollo di Kyoto l’Italia dovrebbe realizzare 10 centrali nucleari per coprire il 50% del fabbisogno energetico italiano, abbandonando l’immotivata paura di questo tipo di tecnologia ‘ormai sicura’.

    Eppure, quanto ai termovalorizzatori o inceneritori come vengono definiti a seconda del punto di vista, Veronesi si dice sicuro: ‘va bene la raccolta differenziata, ma dobbiamo metterci in testa che non esiste altra soluzione per lo smaltimento dei rifiut’.

    PICCOLO PROBLEMA… verifichiamo insieme in internet una cosina?
    andiamo a vedere chi sono alcuni degli sponsor della sua fondazione (http://www.fondazioneveronesi.it/partners.html):

    ACEA - multiutility con inceneritori

    PIRELLI - (petrolio, centrali ad olio combustibile)

    ENEL (Centrali a Carbone ed oli pesanti e pure nucleare)

    VEOLIA Envoirment (ditta che costruisce inceneritori!!!)

    DETTO QUESTO.
    più va in televisione gente del genere a dire che esce profumo di lavanda dai cancrovalorizzatori più la gente verrà convinta che gli inceneritori in fondo son positivi.. ignorando le VALIDE ALTERNATIVE GIA’ ESISTENTI..

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